Tu Chiamale, Se Vuoi, Emozioni

Redazione
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Le emozioni sono gli elementi costitutivi del nostro comportamento e di buona parte dei nostri pensieri. A Cura della Dottoressa  Giuliana Gibellini

 

Sicuramente sono il motore delle nostre azioni. Comprenderle significacomprendere profondamente anche la natura umana e il carattere personale.

Le emozioni si generano in una parte anatomicamente bassa del cervello. Questo si è venuto formando con sovrapposizioni successive di strutture in milioni di anni. Quello umano, il più complesso, contiene in sé tutte le strutture degli animali, dai più antichi – i rettili- ai più recenti – i mammiferi. Jaak Panksepp , ricercatore presso la Washington State Univesity, che ho avuto la fortuna di ascoltare in maggio a Roma, ha indagato il funzionamento delle regioni più profonde che sono quelle emotive e che, lui sostiene, noi umani abbiamo in comune con tutti i mammiferi, anche i più minuscoli.


Panksepp è arrivato ad individuare sette emozioni di base con le relative esperienze:

  • - La RICERCA (seeking) che genera l’esperienza di attesa
    - La PAURA (fear) che genera l’esperienza di ansia
    - La COLLERA (rage) che genera l’esperienza di rabbia
    - Il DESIDERIO SESSUALE (sexual desire) che genera l’esperienza di eccitazione sessuale
    - La CURA (care) che genera l’esperienza di accudimento
    - Il PANICO/SOFFERENZA (grief) che genera l’esperienza di tristezza
    - Il GIOCO (play) che genera l’esperienza di gioia sociale.

Le emozioni sono innate – non apprese- e vengono mediate solo successivamente. Il valore di questa scoperta è enorme perché sono stati individuati sia i circuiti cerebrali coinvolti, sia le sostanze che li mediano. Queste ultime potrebbero rivoluzionare le cure attualmente in uso. vi anticipo che è stato provato che la psicoterapia psicoanalitica induce il rilascio di D-ciclosteina, una sostanza che riattiva i circuiti delle emozioni positive come la cura, il gioco e la ricerca che contrastano l’eccesso di emozioni negative. Sì, perché un’emozione, quand’anche spiacevole come la paura, se è stata mantenuta durante l’evoluzione, ha sicuramente un suo valore adattivo.
Importante è sottolineare che i sistemi emotivi sono sistemi valoriali poiché sono alla base delle scelte fondamentali nella vita come quelle relazionali e di lavoro. Se un uomo ha paura delle altezze difficilmente farà la scuola per piloti! I sistemi emotivi sono perciò sistemi valoriali poiché guidano le nostre azioni dalle più elementari – la ricerca di cibo – alle più complesse come la ricerca di un partner.

Mi riservo di esporre il funzionamento delle sette emozioni di base in momenti successivi. per il momento mi sembra più importante dare un’idea del loro collocamento anatomico rispetto agli altri sistemi cerebrali. Panksepp e Bivet, definiscono i sette sistemi come costituenti il ‘processo primario’ che è quello espresso dalle strutture cerebrali più antiche. Io mi prendo la libertà di chiamarli ‘processi di primo livello’ per non indurre confusione con la terminologia psicoanalitica. I processi di primo livello concorrono alla formazione dei processi di secondo livello che non sono innati, ma si formano attraverso il contatto dell’individuo con l’ambiente secondo le modificazioni neuronali che l’apprendimento induce.

Questi ultimi processi hanno luogo in regioni cerebrali evolutivamente più recenti. Ci sono, poi, processi di terzo livello che si originano nella parte più recente del cervello, la neocorteccia, in cui prevalgono le funzioni cognitive e riflessive. I tre livelli di funzionamento sono in costante comunicazione e i loro processi si modulano a vicenda. Un esempio: se un ingegnere è alle prese con i complessi calcoli per la costruzione di un ponte, egli sta utilizzando prevalentemente le funzioni cognitive della neocorteccia. Se, però, le sue narici avvertissero un acre odore di fumo, il suo sistema PAURA, in quanto sistema valoriale, si imporrebbe come più importante ed lo indurrebbe ad utilizzare i suoi circuiti di alto livello per valutare cognitivamente l’entità del pericolo e le azioni adeguate. A questo punto potrebbero intervenire anche i processi di secondo livello che chiamerebbero a raccolta le informazioni apprese durante le esercitazioni di evacuazione che guiderebbero l’ingegnere in salvo.

Una buona interrelazione fra i vari livelli di funzionamento cerebrale è fondamentale per azioni efficaci. Se prevalesse l’interesse per il calcolo, il nostro ingegnere rischierebbe di rimanere intrappolato nell’edificio. Se prevalesse solo la paura - lo vedremo meglio in un prossimo scritto - egli si paralizzerebbe o si darebbe ad una fuga incontrollata, magari nella direzione sbagliata.
Le emozioni, dunque, che siamo culturalmente abituati a snobbare come qualcosa non concreto e, quindi, poco importante, si rivelano invece cruciali nei momenti più importanti della nostra vita.

Dottoressa  Giuliana Gibellini

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Psicologa-psicoterapeuta
Specialista in psicologia clinica
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