Cibovagare

Redazione
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Cibovagare: la ricerca del benessere attraverso la corretta alimetazione e la lotta alla sedentarietà. A cura della Dott.ssa Dalila Miceli. 

L’obesità (definizione OMS) è una condizione caratterizzata da eccessivo peso corporeo per accumulo di tessuto adiposo in misura tale da influire negativamente sullo stato di salute; è una malattia complessa in quanto deriva da una svariata serie di interazioni tra fattori genetici e ambientali.

Per quanto possa risultare incredibile, solo negli ultimi 20-30 anni l’obesità è passata, nella considerazione della comunità clinica nazionale ed internazionale da alterazione estetica a vera a propria patologia.
L’obesità, per l’Italia un costo sanitario tra 6 e 16 miliardi. In occidente, l’eccesso di peso drena tra il 4 e il 10% della spesa sanitaria.

Il trend dell’incidenza dell’obesità è aumentato esponenzialmente dal passato, è una pandemia che a livello mondiale sta cambiando la nostra realtà genotipica e fenotipica.
In questi anni è aumentato il consumo delle farine lavorate, i grassi aggiunti agli alimenti di lavorazione industriale, e vi è sempre di più aggiunta di zuccheri ad ogni tipo di preparazione e cibi che assumiamo quotidianamente (ad esempio nel pane).

L’obesità è l’altra faccia di fame e cibo sprecato, è un’infiammazione cronica di basso grado che si riflette sul delicato equilibrio che è il nostro organismo.
Non vi sono costi relativi solo alla patologia a sé ma a tutto ciò che ne deriva. L’obesità infatti è alla base di patologie come la sindrome metabolica, una situazione clinica ad alto rischio cardiovascolare in cui coesistono varie componenti come ipertensione, alterata glicemia a digiuno e dislipidemia.

Tutte queste condizioni sono strettamente correlate alla sedentarietà e tutti i fattori relativi alla sindrome metabolica portano ad un peggioramento della cardiopatia ischemica e a morte per cause cardiovascolari.
Il 40% di tutte le morti premature totali sono correlate con sovrappeso e sedentarietà, mentre il 30% delle morti per cancro dipendono da cattiva alimentazione, sedentarietà e sovrappeso.
La sola sedentarietà riduce l’aspettativa media di vita di 4 anni circa e praticare attività fisica moderata anche al di sotto dell’attività fisica consigliata (30 minuti/ 5 volte alla settimana) risulta essere benefica per l’organismo.

Il grave e colossale problema della sedentarietà è che non è sufficientemente percepita come una patologia; molte campagne di promozione basate sui benefici di una vita attiva trasmettono il messaggio che l’attività è utile ma non essenziale per la salute.
Risulta quindi necessario sviluppare un approccio alla sedentarietà analogo a quello impiegato nelle strategie di lotta contro il fumo; bisogna sottolinearne i rischi legati alla mancanza oltre che i benefici, fare in modo che la comunità medica intervenga efficacemente su questo fattore di rischio e che vi sia una sensibilizzazione da parte di tutti gli operatori che si occupano di prevenzione verso questa problematica.

La sedentarietà è responsabile di 1,9 milioni di morti l’anno e 20-25% legati a diabete, tumore al colon e 30% dei casi di cardiopatia ischemica.

Sulla rivista The Lancet sono stati pubblicati casi riguardanti il confronto fra esercizio fisico e trattamenti farmacologici, alcuni dati:
l’esercizio fisico riduce l’incidenza del diabete mellito di tipo 2 del 58%, l’effetto benefico dei soli farmaci lo riduce del 31%
patologie cardiovascolari ridotte del 40% grazie all’esercizio fisico, attraverso il solo uso di farmaci ridotte del 24%.

L’attività fisica è inoltre un farmaco naturale per ridurre il naturale desiderio acuto della sigaretta (craving) nelle persone che hanno smesso di fumare. Il craving infatti è un vero e proprio sintomo da astinenza e si riduce significativamente anche con una breve sessione di esercizio fisico, 15 minuti di camminata veloce fanno sparire il desiderio anche per 50 minuti.

L’esercizio fisico va ad agire favorevolmente su tutte quelle che sono le alterazioni indotte dall’insulino-resistenza perché migliora l’utilizzo del glucosio a livello cellulare e la capacità di depositare glicogeno a livello muscolare, riduce i valori di pressione arteriosa per aumento della capillarizzazione muscolare, espansione del volume plasmatico e miglioramento della funzione endoteliale e riduce l’obesità addominale. Com’è risaputo, prevenire le complicanze relative al diabete riduce notevolmente i costi del Sistema Sanitario Nazionale, una delle complicanze microvascolari del diabete, la retinopatia diabetica, risulta essere la prima causa di cecità in età lavorativa in italia.

In pazienti con scompenso cardiaco, l’esercizio fisico risulta essere un ausilio fondamentale perché il miglioramento della funzione del muscolo scheletrico va ad impattare sulla funzione del muscolo cardiaco. In pazienti con osteoporosi già il cammino a passo veloce migliora la probabilità che si verifichino fratture perché il miglioramento della contrattilità del muscolo scheletrico va a migliorare anche la mineralizzazione ossea. I nostri antenati paleolitici erano nati per correre...e anche noi!

Dalila

Dott.ssa Dalila Miceli
Dottore in Igiene Dentale
Laureanda in Scienze della Nutrizione
Corso di Alta Formazione, in: “Health Sciences and Oral Hygiene. The Lifestyle Medicine:” con tirocinio formativo presso Harvard Medical School, Boston
Docente a Contratto Presso la Facoltà di Igiene Dentale, Università di Modena e Reggio Emilia dal 2013-2019.
Libera Professionista in Carpi e Modena.
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