Tre Alberi Dedicati ai Giusti dell'Umanità

Redazione
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Mercoledì 6 marzo 2019, in mattinata,  nell’area verde dell’ITI Da Vinci di Carpi verranno piantati tre alberi a ricordo di Berta Caceres, Maria Quinto e Daniela Pompei e Salvo d’Acquisto,

in occasione della Giornata in memoria dei Giusti dell'Umanità. L’iniziativa, che prenderà il via alle ore 9.45 con l’incontro con le classi dell’istituto, è la quarta promossa dall’amministrazione comunale e dal locale Comitato Scientifico del Giardino dei Giusti, nominato nel 2015.

I Giusti sono tutti coloro dei quali, in coerenza con l’idea del Giardino dei Giusti ricavato presso il Museo di Yad Vashem a Gerusalemme (dove sono presenti anche i nomi di don Dante Sala e Odoardo Focherini), si ricordano l’attività e il sacrificio personale nella lotta ai crimini e alle discriminazioni commessi contro l’umanità.

Nel corso della breve cerimonia di mercoledì e che precederà la piantumazione degli alberi (prevista alle ore 10.45), interverranno il Sindaco Alberto Bellelli, Annalisa Melodi del Comitato Scientifico del Giardino dei Giusti e il Dirigente scolastico Marcello Miselli, oltre ad una rappresentanza degli alunni dell’istituto, che accompagneranno la cerimonia con proprie riflessioni.

Ricordiamo che l’anno scorso il Senato ha approvato in via definitiva la legge per l'Istituzione della Giornata in memoria dei Giusti per l'umanità il 6 marzo, dopo che era già era stata istituita nel 2012 la Giornata Europea dei Giusti dal Parlamento europeo, accogliendo l’appello lanciato dall'associazione Gariwo e sottoscritto da migliaia di cittadini.
Di seguito alcuni brevi cenni sulle persone che verranno ricordate.

 

I ‘GIUSTI’ DELL’ACCOGLIENZA

Maria Quinto Organizzatrice di corridoi umanitari e servizi ai migranti della Comunità di Sant'Egidio

Maria Quinto
 

Maria Quinto, insegnante in aspettativa, si è impegnata sin dal 1986 nei servizi per gli immigrati promossi dalla Comunità di Sant’Egidio. In particolare, Maria Quinto è responsabile insieme a Daniela Pompei del progetto ‘Corridoi umanitari’.

L’ultimo, che lei ha seguito, si articola dal Libano a favore dei siriani delle zone teatro degli scontri più violenti, come Aleppo e Homs, rifugiati nei campi profughi al confine con la Siria, dove spesso si è trasferita personalmente per seguire direttamente l’esodo.

Fondatrice del movimento "Genti di Pace", si occupa inoltre dell'insegnamento della lingua italiana, dei servizi di prima accoglienza e dell’orientamento legale per favorire l'integrazione dei migranti. È inoltre membro del Consiglio Territoriale per l’immigrazione presso la Prefettura di Roma, del Tavolo Nazionale Asilo nonché del tavolo tecnico per la programmazione dei flussi di immigrazione presso il Ministero dell’Interno.


Daniela Pompei Responsabile della Comunità di Sant'Egidio per i servizi ai migranti

Daniela Pompei

Daniela Pompei, docente in Scienze sociali presso l’Università Roma Tre, è la responsabile della Comunità di Sant’Egidio per i servizi agli immigrati (scuole di lingua, centri di accoglienza e di ospitalità, assistenza a rifugiati e rom).

Insieme a Maria Quinto, Daniela Pompei è inoltre responsabile del progetto ‘Corridoi umanitari’ della Comunità e promotrice del movimento "Genti di Pace", una proposta che avvicina vecchi e nuovi europei con il sogno che nessuno sia più straniero. Tale progetto, nato dalla collaborazione tra la comunità di S. Egidio, la Federazione delle Chiese Evangeliche italiane e la Tavola Valdese, ha permesso l’accoglienza in Italia di circa mille profughi siriani.

È stata anche membro della Consulta italiana dell’Immigrazione presso il Dipartimento Affari Sociali della Presidenza del Consiglio dei Ministri e consigliera del Ministro per l’Integrazione e la Cooperazione internazionale Andrea Riccardi.

Autrice di articoli e saggi su diverse tematiche sociali, e relatrice in moltissimi convegni nazionali ed internazionali, Daniela Pompei ha ricevuto molti premi e riconoscimenti per la sua instancabile opera a favore dei migranti e per l’impegno nell’accoglienza, la protezione e l’integrazione.

 

 

I ‘GIUSTI’ DEL NOVECENTO

Salvo D'Acquisto Vice brigadiere dei Carabinieri, salva la vita a 22 persone

salvo DAcquisto

Salvo è un giovane, di origine napoletana, sottoufficiale dei Carabinieri che dal settembre 1942 viene impiegato presso la stazione di Torrimpietra nelle vicinanze di Roma. Dopo il proclama di Badoglio dell'8 settembre del 1943, a Torre Palidoro – località controllata dai Carabinieri di Torreimpietra – arriva un reparto di SS che si accaserma in alcune postazioni usate in precedenza dalla Guardia di Finanza.  
                                                       

Il 22 settembre Salvo D’Acquisto è momentaneamente al comando della Stazione dei Carabinieri di Torrimpietra. Tre soldati tedeschi stanno cercando munizioni in alcune casse piene di armi, quando all’improvviso nella cassa esplode una bomba a mano.

Un soldato muore mentre gli altri due rimangono feriti. I tedeschi pensano subito a un attentato e chiedono ai Carabinieri di Torrimpietra di consegnare i colpevoli, che sarebbero, poi, stati fucilati.

Si tratta di un incidente e non di un attentato: D’Acquisto, che si trovava in Caserma in sostituzione del comandante, cerca inutilmente di convincere i soldati tedeschi della sua versione dei fatti. I tedeschi allora per rappresaglia catturano 22 abitanti di Torre di Palidoro con l’obiettivo di eliminarli se non emergessero i veri colpevoli del presunto attentato.

Per salvare la vita dei 22 innocenti D’Acquisto si autoaccusa di essere l’unico responsabile dell’attentato. I tedeschi liberano i 22 prigionieri – ai quali hanno già fatto scavare una fossa comune – e fucilano solo Salvo D’Acquisto.

Il 23 settembre 1943, Salvo D’Acquisto muore all’età di 23 anni, Prima di essere ucciso, egli lancia l'urlo "Viva l'Italia!"; quindi i tedeschi lo fucilano senza pietà. Il suo corpo viene poi ricoperto dai militari con il terriccio scavato in precedenza.

Salvo D’Acquisto è stato insignito della Medaglia d’oro al valore militare, il più alto attestato fra le ricompense militari. In molte città d’Italia diverse strade e caserme portano il suo nome.

 

 

I ‘GIUSTI’ DELLA FORESTA

Berta Caceras (1971- 2016) La protettrice dei fiumi
I giusti sono coloro che, facendosi carico e prendendosi cura dei deboli e dei poveri, dei perseguitati e degli sfruttati, degli ambienti naturali e delle popolazioni discriminate, cercano di promuovere atti di bene, con azioni reali personali e non soltanto con il semplice pensiero.

BERTA CACERAS

 Nell’America del Sud, i giusti sono rappresentati anche dalle donne e dagli uomini appassionati, fino al sacrificio della vita, nel difendere e potenziare la dignità umana collegandola strettamente all’impegno concreto per la salvezza dell’ambiente.

Berta Cáceres viene uccisa nella notte tra il 2 e il 3 marzo 2016 nella sua casa di Intibucà, tra le montagne di La Esperanza in Honduras da sicari armati di pistola. La speranza era il sentimento che non l'aveva mai abbandonata e che ha animato il suo spirito in difesa della sua terra e dell'intero pianeta.   

Un tentativo di rapina è stata la versione ufficiale, versione che non convince la famiglia né la stampa mondiale. Berta aveva imparato da sua madre a lottare per quello che riteneva giusto e aveva contribuito a fondare e coordinava il Consiglio dei popoli indigeni dell’Honduras (Copinh). Avrebbe compiuto 45 anni il giorno seguente.

Nel 2015 aveva ricevuto il Goldman Environmental Prize, il 'Nobel alternativo' per l'ambiente. Da anni lottava per difendere la sua terra dalle speculazioni di grandi multinazionali e aveva guidato la tribù Lenca, più di 400mila persone, nella protesta contro la costruzione della diga Agua Zarca, un imponente progetto idroelettrico che avrebbe impedito, di fatto, l'accesso al fiume Gualcarque da parte delle comunità locali.

Un luogo sacro, una fonte indispensabile di acqua e cibo. Ma, anche, ricco di petrolio, tanto da diventare di interesse fondamentale per le grandi multinazionali. Niente e nessuno era riuscito a fermarla, né le minacce di violenza personale, né quelle rivolte a sua madre o ai suoi stessi figli, costretti però a fuggire in Argentina. Troppo importante lottare per una giusta causa, quella della sua gente.

BERTA CACERAS2

La campagna intrapresa da Berta Cáceres, insieme al popolo Lenca aveva ottenuto che importanti compagnie mondiali abbandonassero l'iniziativa. Una grande vittoria per una semplice donna, innamorata della sua terra, tanto da difenderla a costo della sua stessa vita.

Il tentativo di coprire, anche da parte delle istituzioni, le reali cause dell’omicidio hanno dimostrato che l’impegno di Berta era forte e faceva paura e che le lotte sociali si possono vincere, anche in Honduras.

Nel marzo 2018, la polizia honduregna ha arrestato il mandante dell’omicidio di Berta Caceres, si tratta del presidente dell’azienda Desa (Desarrollos Energetico – Desa), che aveva tutti gli interessi a silenziare le voci contrarie al grande progetto di una centrale idroelettrica sul fiume Guarcarque, a cui si opponeva Berta insieme agli attivisti riuniti nel Copinh.

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