I BIF: I Ghiaccioli

Redazione
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Presso il Parco delle Rimembranze, posto davanti all’Ospedale Civile di Carpi c’era negli anni ‘60 la barachiina - chiosco di tale Aves, detto Ṡbargìnna. Essa era posta all’ingresso del

Parco, entrando da est verso ovest. Lì si andavano a prendere i ghiaccioli Indianino della Ditta BIF di Cavriago (RE).

Ghiaccioli dell’Indianino: prodotto, nato nel 1960, prese in tutta l’Emilia il nome dei produttori. Con i bastoncini ciucciati dei bif si costruivano delle zattere, che si cercava di far navigare nella vasca a esse del Parco. Se uno era fortunato sullo stecchino di legno trovava la scritta “BIS” (raddoppio); ciò faceva vincere un altro ghiacciolo gratis. Tale colpo di fortuna era molto ambito in mezzo alla compagnia.

I gusti, coloratissimi grazie a speciali sostanze chimiche contenute negli sciroppi di base, erano più o meno i seguenti: Limone (bianco), Menta (verde), Cedro (giallo), Amarena (viola), Arancia (arancio) Tamarindo (marrone scuro) e Anice (azzurrino - grigio).

Il termine bif è tuttora comunemente usato ed è l’acronimo dei 3 soci che lo producevano nelle nostre zone: ”Braglia - Iori - Fornaciari”.
A Bologna per analoghi motivi il ghiacciolo si chiama anche COF dal nome della ditta "Cavazzoni Orlando e Fratelli" che aveva sede in quella città.

L’invenzione del ghiacciolo risale ai primi anni del XX secolo, precisamente nel 1905, e si deve a una scoperta casuale da parte di Frank Epperson (un bambino undicenne californiano), che in una notte gelata aveva lasciato sul davanzale della finestra un bicchiere di acqua e soda con dentro il bastoncino che aveva usato per mescolarle. Il giorno dopo, Frank riuscì a liberare il blocco di ghiaccio formatosi facendo scorrere acqua calda sul bicchiere, e prese a mangiare il primo “ghiacciolo” usando il bastoncino come manico.

In Italia, i ghiaccioli sono giunti nel secondo dopoguerra, portati dagli americani insieme ad altri dolci di produzione industriale analoghi come i coni gelato.
Già negli anni ’20 nel centro storico di Reggio Emilia c’era una ditta, dei fratelli Olivi, che gestiva una latteria che produceva latte di alta qualità, destinato al Parmigiano-Reggiano. Nel dopoguerra la latteria si è poi trasformata in gelateria e ha preso il nome di “Bottega della panna”.
Il latte veniva mescolato al ghiaccio tritato, alle uova e al burro per creare il gelato classico fatto a mano.

Negli anni successivi poi, Gogliardo Olivi e suo fratello Enzo, hanno recepito le nuove tecnologie di produzione di gelato su stecco e di semilavorati del latte (tra cui la panna montata) provenienti dagli Stati Uniti e hanno così gettato le basi per la futura produzione del gelato industriale.

Nel 1960, grazie all’iniziativa dei fratelli Olivi affiancati da altri soci, è nata la società BIF per la produzione di ghiaccioli e nel 1962 è stata istituita la prima azienda “Gelati Indian” dalla cui denominazione deriva dal marchio Indianino. Il ghiacciolo Indianino ha accompagnato tante generazioni di bambini nei caldi pomeriggi estivi.

L’idea di accostarlo propriamente al mondo ludico e frizzante dell’infanzia è nata per opera di Gogliardo Olivi, che ha deciso di riprodurre sulla confezione dei ghiaccioli l’immagine dei nipotini travestiti da indiani e ha così sostituito il logo storico dell’Indian.

Infine i ghiaccioli, in quasi tutte le provincie dell’Emilia, della Romagna e nord Marche, sono chiamati BIF dall’acronimo dalle iniziali dei cognomi dei tre soci proprietari della ditta. Inoltre, BIF era anche la sigla del procedimento di produzione di quei ghiaccioli (Banded Iron Formation) che consisteva nel soffiare acqua e sciroppo su uno stecco di legno in ambiente a -20 gradi, procedimento poi universalmente usato.

Mauro D'Orazi

d orazi

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