La Bella Carpi

Redazione
Visite: 814

Gigi Filiberti ha scritto un altro libro: “Rospi e Farfalle”, in vendita alla libreria Fenice di Carpi, che rievoca la BELLA CARPI degli anni ’60-’80.

Parlare di Gigi Filiberti è raccontare di una icona di Carpi, di un’immagine che la rappresenta, per tanti aspetti, per almeno una trentina d’anni.

La Carpi del boom economico, del “posso e voglio”, del benessere diffuso, della Dolce Vita al Bar Roma, delle strade in periferia con decine e decine di piccoli laboratori artigianali conto terzi. La Carpi dell’orgoglio di uscire dai penosi anni della Guerra e della forte aspirazione di riscatto dalla povertà antica e diffusa, intesa fino ad allora come uno “stato delle cose”; a gh éera i sgnóor e i puvrètt! 

Carpi dopo il 1945 era una grande lavagna su cui progettare, un quadernone su cui scrivere nuove idee da realizzare. All’inizio degli anni ’50 Carpi si rimise in moto e, cosa importante, a gh n éera pèr tutt! Si improvvisava, si otteneva un aiutino dalla banca, che allora aveva i funzionari locali che conoscevano la gente di cui potevano fidarsi, si cercavano i clienti nei modi più fantasiosi e tenaci. Insomma a s èggh dèeva da tóoren.

È in questo contesto, che troviamo figure come Gigi Filiberti, che univa alla voglia di fare, ingegno, fantasia, capacità imprenditoriali. In molti hanno successo e tanto. Come conseguenza esplode anche la Carpi del bon vivre... LA BELLA VITA, LA BELLA CARPI!

Ecco allora il Bar Roma, in Piazza, pieno di nuovi ricchi carpigiani, serviti dai migliori camerieri di sempre in giacca bianca, come la famosa panna montata a banco della signora Nelve.

Fra gli anni ’60 e ’70 davanti al Bar Roma fioriva un parcheggio a quattro ruote di altissimo rango: Maserati, Porsche, Jaguar, Mercedes, BMW e anche qualche Ferrari, marca quest’ultima di super prestigio, ma stranamente NON al top degli acquisti dell’arricchito carpigiano.

I giovani magliai si incontravano per l’aperitivo, si raccontavano e si vantavano delle ultime imprese produttive, parlavano eccitati e divertiti di gioco d’azzardo, di donne da night, “altine e perdute” (cit. canzone da Lucio Dalla), contese a suon di bigliettoni in aste improvvisate, con offerte a puntiglio all’estremo rialzo.

Gli aneddoti dei ruggenti Leoni passavo di bocca in bocca, si diffondevano e diventavano... leggenda. Leggende che ancora oggi rimangono nelle memorie di chi ha vissuto quel periodo e quei luoghi, anche di chi le ha ascoltate con stupore.

Gigi si pone perfettamente in questo milieu, ma senza raggiungere eccessi provinciali e pacchiani. Vive bene, apprezza le belle cose, gode di quanto di meglio sia possibile, ma con misurata signorilità e con consapevole saggezza. Non penso che abbia mai comprato libri a metro, una casa spicchio sul mare o, entrando in locale con tutti i posti occupati, indispettito da sì tanta lesa carpigianità, abbia ringhiato: “Mò ‘sa còssta la baraaca!”, o schiacciando, con la grossa Mercedes, la Fiat 500 di chi gli aveva appena rubato il parcheggio... “Al mònnd l è di fuureb!” “NO! Caro al mè umarèel... L è èd chi gh à di béeṡi!”

Gigi, rappresenta a pieno la seconda generazione del boom carpigiano, coloro che praticavano e realizzavano la filosofia epicurea del carpe diem, o meglio... carpidiem anni’70.
Anche lui, come tanti altri, ha attraversato momenti alti, ma anche momenti drammatici, quando tutto il prezioso risultato del passato sembrava sfumare, svanire...

Salvò il salvabile e si diede a un’antica vocazione, quella della Cucina con la C maiuscola; e dopo aver trattato milioni e milioni di capi, si mise a spadellare, a cuocere, a perfezionare e inventare squisite ricette. Anche in questo campo ha ottenuto un indiscusso successo!

Gigi ha poi trovato la vena dello scrittore: in questa sua ultima fatica letteraria racconta la BELLA Carpi, con luci e ombre; la città che ha vissuto profondamente fino all’ultima della sue cellule vitali.

Incombe però una frase di Marx, che citerò con una leggera e maliziosa integrazione: a godere del Capitale non sarà il capitalista, ma il figlio o, aggiungo io, il nipote... s a gh in sarà armèeṡ... obvius!

Il libro servirà agli storici di domani a capire quel particolare momento sociale e ai braghèer d incóo (curiosi odierni) per stare... informati.
Saranno più i Rospi o le Farfalle? All’attenta lettrice e al complice lettore l’arduo responso. Riflessioni a Cura di Mauro D’Orazi 


Dialètt Carpṡaan
Sono Mauro D'Orazi e da alcuni anni racconto, per passione, di cultura locale, di dialetto e avvenimenti in  Carpi e zone limitrofe. Non sono uno stupido campanilista o fanatico localista, anzi, sono aperto al più ampio confronto con gli amici delle zone vicine per conoscere e scambiarci varianti e differenze e gioirne assieme. Mi preme che la cultura, le tradizioni, il dialetto ed i modi di dire delle nostre zone NON scompaiano, ma vengano raccolti e tramandati. Nessuno ha la verità in tasca e il confronto nelle diversità (anche piccole) aiuta ad approfondire i temi delle nostre parlate, dei nostri costumi e della nostra cultura.Sono passioni con cui mi diverto, socializzo, talora anche fisicamente; si conferiscono e si scambiano tante cose (foto, ricordi, aneddoti, modi di dire, parole, ecc ), molte delle quali forse andrebbero perdute. Cerco di stare bene, con una punta di nostalgia, ma lo sguardo rivolto in avanti, al futuro, tutto sommato con speranza e sempre professando il LIBERO PENSIERO. Ho scritto vari libri tra i quali spiccano le TRE RUSCAROOLE di Carpi e centinaia di articoli. Tutto assolutamente GRATIS! 

Commenti (0)

Non ci sono ancora commenti

Lascia i tuoi commenti

Invio commento come ospite.
Allegati (0 / 3)
Condividi la tua posizione
Digitare il testo presente nell'immagine qui sotto. Non è chiaro?